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POLVERI SOTTILI = PARTICOLATO ed il MONITORAGGIO AMBIENTALE

  • Andrea Vannozzi
  • 25 ago 2022
  • Tempo di lettura: 6 min


Particolato

(micron termine improprio usato per indicare un'unità di misura, con simbolo µ, coincidente con il micrometro, unità di misura della lunghezza (con simbolo µm) pari a un milionesimo (10−6) di metro)


L’insieme delle polveri totali sospese in aria è composto da fibre, particelle carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi e solidi.

Sopra i 10 µm di diametro vengono definite particolato grossolano, che è meno dannoso perché difficilmente supera la laringe. Inoltre essendo più grande e più pesante, la particella si deposita prima nell’ambiente e si diffonde meno. Le particelle che invece sono più importanti sono le PM 10 (PM = particulate matter = materiale particolato), cioè le particelle con diametro uguale o inferiore a 10 µm. Essendo più piccole e meno pesanti si diffondono più lontano nell’ambiente e penetrano più in profondità nell’albero respiratorio. Tra i 10 e i 2,5 µm, cioè le PM 10, sono trattenute dalla trachea e dai bronchi più grossi, che possono espellerle con il meccanismo della tosse. Mentre le PM 2,5 cioè le particelle tra i 2,5 e 1 µm raggiungono i bronchioli dove possono essere movimentate dal movimento ciliare delle cellule bronchiali. Le PM 1 cioè quelle con diametro inferiore a 1 µm raggiungono gli alveoli polmonari dove, a seconda del materiale che le compone, possono accumularsi o venire incapsulate da materiale organico suscitando la reazione infiammatoria locale con la formazione di granulomi. Le particelle più piccole con diametro inferiore a 0,5 µm possono superare la parete alveolare ed entrare nel torrente circolatorio suscitando l’infiammazione della parete dei vasi, con attivazione della fibrina, e malattie cardiovascolari, oppure diffondersi a tutti gli organi, soprattutto gli emuntori come fegato e reni. Quindi i danni maggiori delle polveri sottili sono a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, ma, poiché la loro composizione è molto varia, un altro problema importante e la cancerogenicità. Nella classificazione IARC sono nel gruppo uno, cioè cancerogeno accertato. Un altro grosso problema del particolato è che queste particelle sospese nell’aria possono veicolare virus e batteri e poiché, come abbiamo visto, possono dare infiammazione, con riduzione quindi delle difese immunitarie, contribuiscono a renderci più recettivi alle infezioni delle vie respiratorie.

Il particolato si forma soprattutto all’esterno dell’abitazione, ma se la ventilazione della casa è scarsa può ristagnare pericolosamente anche all’interno. Abbiamo visto che le sostanze che lo compongono sono le più disparate, ma sono principalmente il frutto dei processi di combustione, come i motori a scoppio delle auto, il riscaldamento delle case, maggiormente se da combustibili come legna o pellet. Contribuiscono poi i prodotti di emissioni degli inceneritori, anche se la legge impone regole severe sui filtri dei termo convertitori, ma potrebbero non funzionare o non essere impianti ufficiali, favorendo l’eliminazione dei rifiuti attraverso la combustione a cielo aperto (terra dei fuochi). Anche il traffico urbano, oltre alla combustione, contribuisce attraverso l’usura delle parti meccaniche, come freni e pneumatici e, vicino alle ferrovie, l’usura dei binari e del materiale veicolante. Ancora altre cause di particolato possono essere i cementifici, le fabbriche, gli impianti di riciclo dei rifiuti e gli incendi boschivi. Nelle case il particolato può essere prodotto dal fumo di sigaretta e dai processi di combustione con camini e stufe ma per lo più proviene dall’esterno. Tanto più alta è la temperatura di combustione tanto più piccole sono le particelle liberate nell’ambiente e quindi più dannose. Per quanto riguarda la composizione avremo nelle città soprattutto un particolato carbonioso, per i processi di combustione. Altri tipi di particolato possono variare a seconda delle zone e delle caratteristiche locali. Anche l’aerosol marino entra a far parte del particolato, rivelandosi particolarmente corrosivo per le strutture cementizie. Pericoloso per la Cancerogenicità è il particolato ricco di asbesto di alcune zone.

Di solito per misurare la salubrità dell’aria si prendono in considerazione i seguenti fattori:

CO2, particolato PM 10 e PM 2,5, TVOC (concentrazione di composti chimici volatili) e formaldeide, temperatura e umidità. Il particolato è tenuto sotto controllo dalle centraline dell’ARPA regionale che pubblicano un bollettino con l’andamento settimanale.

Le norme che regolano la presenza ambientale sono stabilite dal D.Lgs 155/2010:

· PM10 media 24h non superiore a 50 µg/m3; questo valore non può essere superato per più di 35 volte all’anno.

· PM10 media annuale <40 µg/m3

· PM 2,5 media annuale <25 µg/m3

Se questi valori non vengono rispettati, gli organi preposti intervengono con il blocco del traffico o la sua limitazione e l’ordine di abbassare la temperatura nelle case. A livello domestico l’uso di depuratori, il miglioramento della ventilazione ed una accurata scelta dei materiali possono essere le soluzioni adatte. Ci sono ditte specializzate nelle misurazioni ambientali e nella scelta dei materiali e delle soluzioni.

Monitoraggio ambientale

Il monitoraggio ambientale non è un compito specifico del medico perché non può prescindere da competenze e strumentazioni molto specialistiche. E quindi importante che il medico di medicina ambientale clinica sappia consigliare il paziente quando è realmente indispensabile ed indicare degli specialisti competenti e preparati. Il più delle volte il monitoraggio ambientale è in relazione ad un inquinamento indoor. Il medico, dall’anamnesi, dalla visita e dal monitoraggio biologico, può sospettare un inquinamento presente in un ambito frequentato quotidianamente dal paziente, come può essere l’abitazione o l’ambiente di lavoro. Per gli specialisti dell’ambiente sono comunque preziose le indicazioni del medico di medicina ambientale clinica, per restringere il campo delle misurazioni e scegliere la metodologia più opportuna. Una prima misurazione della qualità dell’aria di un ambiente, di solito parte dalla valutazione dinamica, cioè durante un arco di tempo. Si misurano le Polveri sottili, la CO2, i TVOC, la Formaldeide, la temperatura e l’umidità, perché l’eccessivo isolamento delle abitazioni con serramenti sempre più sigillanti per il risparmio energetico, abbinato alla diminuzione del ricambio d’aria per il minor tempo passato dalle persone nelle abitazioni, favoriscono l’aumento della presenza dei fattori inquinanti. Esistono in commercio anche analizzatori di basso costo, che basandosi su questi parametri danno un facile giudizio sulla salubrità dell’aria. Ovviamente questi misuratori sono di scarsa sensibilità, ma possono trovare il loro impiego in una fase iniziale di educazione del paziente sulle caratteristiche ambientali e le abitudini di vita. Gli studi specializzati sono dotati invece di apparecchiature molto sensibili, estremamente costose, ben conosciute nei loro limiti, nella loro opportuna taratura e nelle modalità di uso. Di solito gli specialisti usano misuratori che valutano un singolo parametro perché sono più sensibili.

Seguendo le indicazioni ed i sospetti del medico di medicina ambientale clinica, l’esperto decide, previo un sopralluogo, il tipo di monitoraggio. Facciamo quindi una rapida carrellata conoscitiva.

Le muffe.

Le muffe possono agire sia come allergeni che come tossici per il paziente. Non sempre sono visibili ed in caso di sospetto devono essere ricercate basandosi sulle conoscenze delle tecniche edilizie dell’esaminatore, che, ove non fossero evidenti, cercherà soprattutto dove vi sono intercapedini non direttamente accessibili, come controsoffitti o rivestimenti delle pareti. In realtà già in sede di costruzione edilizia si dovrebbe tenere in considerazione la capacità igroscopica dei materiali. Più il materiale è igroscopico, cioè capace di assorbire l’acqua, più è difficile che sulla sua superficie si formino muffe e quindi tutti quei sistemi che riducono l’umidità ambientale, associati ai materiali igroscopici, riducono la possibilità della presenza delle muffe. Soprattutto nelle ristrutturazioni, sono molti punti della casa dove è possibile il proliferare delle muffe. Quindi oltre alla valutazione dei parametri elencati precedentemente si può fare un esame mirato. Di solito si procede ad una aspirazione e filtrazione dell’aria su cartucce assorbenti, nelle quali vengono misurate delle sostanze chimiche. La presenza significativa di esanolo è caratteristica della presenza di muffe o funghi. Se questo primo accertamento è positivo, si passa all’esame microbiologico dell’aria, lasciando nelle varie stanze delle capsule di Petri per 24 ore. Queste vengono poi inviate nei laboratori di microbiologia, dove vengono incubate e poi misurate e contate le colonie presenti, identificando il tipo di muffe e la relativa carica. Possono essere approntate anche capsule di Petri con materiale proveniente da aspirazione di tappeti o moquette. Esistono, in Germania, dei kit casalinghi con le istruzioni per leggere i risultati ed individuare il tipo di muffa. Esistono infine dei “cani da muffa” certificati in centri di addestramento.

I Biocidi.

A questa categoria appartengono i fitosanitari, meglio definiti come pesticidi, i disinfettanti, i conservanti (per esempio del legno, dei tessuti, dei materiali di costruzione, della carta), i prodotti contro gli animali nocivi come gli insetticidi, i prodotti per la disinfezione di aria, acqua e delle superfici, i prodotti per la conservazione di liquidi, i liquidi di raffreddamento, gli impermeabilizzanti, gli inibitori di fiamma, i metalli pesanti ecc. ecc. Per la ricerca di queste sostanze è importante analizzare la polvere. il campione di polvere viene trattato con toluolo, pulito ed analizzato.

TVOC e Formaldeide

Per la loro misurazione ci sono varie metodiche come la fotoionizzazione portatile che consente una misurazione solo quantitativa. Ci sono poi sistemi più sofisticati, ma molto costosi, come il sistema delle fiale colorimetriche, dove un flusso d’aria, prelevato con una pompa, interagisce con un reagente colorimetrico specifico per un determinato inquinante. Ma il più usato è il sistema di misurazione passivo, dove l’aria si deposita su speciali cartucce specifiche per idrocarburi, aldeidi ecc. ecc. Ci sono diversi kit e le cartucce vengono poi spedite in un pacco refrigerato. Il kit viene posizionato a 1 ½ m di altezza, sospeso nei vari ambienti da analizzare.

Co2 e Particolato.

La CO2 è un parametro importante, che nell’ambiente indoor deriva dagli esseri viventi che abitano i locali e varia molto nell’arco della giornata, mentre il particolato è più spesso proveniente dall’esterno. Entrambi vengono misurati con sensori elettronici .

 
 
 

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